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Snapchat: dall’autodistruzione dei contenuti
dopo 24 ore fino alla quotazione in borsa

Se nel 2004 qualcuno ci avesse detto che, nel giro di un decennio, il mondo della comunicazione si sarebbe trasformato in qualcosa di radicalmente nuovo e innovativo, nessuno ci avrebbe creduto. Nemmeno lontanamente. E invece…
Quell’anno, infatti, è stato l’anno zero dei social network. Il 4 febbraio a Cambridge, in Massachussets, è nato Facebook. Di poco preceduto da LinkedIn, il social di mister Zuckerberg ha sparigliato le carte e fatto da apripista ad una delle rivoluzione più importanti del nostro tempo: quella digitale. Che continua tuttora.
Ai social per eccellenza, quindi, si sono accodati tutti gli altri, ognuno con l’obiettivo di ritagliarsi mercati e target sempre più specifici a seconda del servizio proposto. Basti pensare a Twitter (2006), Tumbrl (2007), WhatsApp (2009), Pinterest e Instagram (2010), Google Plus (2011), solo per citare alcuni esempi.
Uno scenario che abbiamo imparato a conoscere, esplorare e utilizzare sempre di più, fatto di condivisione, di “mi piace” a foto di amici o community, messaggi in tempo reale, postcommenti, album di fotovideo e qualsiasi altro tipo di contenuto possa essere prodotto e diffuso online. E dopo circa un lustro a scrollare ogni giorno la nostra bacheca per cercare il contenuto che più ci interessa, lo facciamo quasi per inerzia, un po’ come ci alziamo la mattina per andare a lavoro, per mangiare a pranzo e cena e per ricordarci di uscire con le chiavi di casa in tasca. Siamo abituati insomma, specialmente a livello mentale. E invece no. Niente di più sbagliato, perché il digitale è in perenne evoluzione e trasformazione. Quindi vietato “sedersi sugli allori” e pensare che rimanga tutto uguale. Nel 2011 ecco una nuova, pazzesca, rivoluzione. Irrompe sulla scena una creatura mai vista prima: Snapchat. Creata da Bobby Murphy ed Evan Spiegel è un’app che si rivelerà capace di ridefinire stili, tempi, metodi di fruizione ed engagement di qualsiasi strategia social fino ad allora ideata.

Caratteristiche

E’ totalmente diverso rispetto a tutti gli altri social. La home page (sempre se si va di chiamarla così) è molto minimal con pochissimi elementi. Niente bacheca, solo qualche pulsante per creare il proprio snap, tanta esplorazione e tantissima creatività. Sono questi due dei punti cardine dell’app e ne fanno un grandissimo strumento di storytelling per chiunque voglia aumentare/consolidare il personal branding e la propria value proposition. Non è un mistero che gli influencer lo abbiamo utilizzato (e continuino a farlo) come base per costruire la propria reputazione online. Stesso discorso per i brand. E recentemente anche alcuni atenei italiani (Università di Verona, Università di Pavia e Bicocca di Milano) stanno esplorando questa opportunità. Snapchat, inoltre, consente di scegliere tra un’infinità di tool: per personalizzare i contenuti si possono utilizzare sticker, layer differenti, face modifierfiltrigeotag. I video durano al massimo dieci secondi, possono essere rivisti un massimo di due volte e qualsiasi contenuto si autodistrugge dopo 24 ore da quando viene pubblicato. Se questi dati vi sembrano poco, conoscete quelli che Snapchat ha raccolto alla fine dello scorso anno?

Numeri da capogiro

Secondo le ultime stime i ricavi nel 2016 sono schizzati a 404,5 milioni di dollari. Lato utenti invece l’app del fantasmino, nel quarto trimestre del 2016, conta qualcosa come 158 milioni di snapchatter al giorno, la maggior parte dei quali compresi tra i 13 e i 34 anni, con circa il 60% di under 25 (i Millennials) che ci passano più tempo. Utenti che producono una mole impressionante di snap (foto e video brevi): circa 2,5 miliardi al giorno. Inoltre chi ne fa un uso frequente controlla l’app, in media, circa dodici volte al giorno con un tempo medio di permanenza di venti minuti. Tutti gli altri accedono in media venti volte e ci passano su oltre trenta minuti.

Ma non è tutto perché a Snapchat piacciono le sfide, quelle toste s’intende. E più sono complicate, più ci si butta a capofitto. Tre esempi su tutti qui di seguito:

  • Instagram & Facebook Stories vs Snapchat. Instagram batte Snapchat, Facebook ancora no
    La prima è la lotta con Instagram sulla questione delle “Stories rubate” su cui è necessaria una riflessione. Se è vero che i meriti di aver creato un formato, quello delle storie (brevi contenuti che raccontano perlopiù i momenti della quotidianità di ognuno di noi) vanno a Snapchat, è altrettanto vero che Instagram ha spudoratamente copiato questa idea. Logica vuole, di solito, che se un’idea ti viene rubata vuol dire che è bella. E su questo siamo tutti d’accordo. Ma sui social può succedere di tutto. Perché tutto è (e spesso può) funzionare al contrario. L’idea è bella, senza dubbio, ma non è detto che, se copiata, abbia meno successo della tua. Anzi, magari ne ha di più. E Instagram Stories lo dimostra in pieno. Come lo dimostrano alcuni dati significativi: il declino dell’utilizzo di Snapchat con la riduzione dei download (dalla metà del 2016 in poi) e il calo fino al 40% nella visualizzazione dei contenuti. Stories che continueranno a far discutere visto che adesso anche Facebook ha deciso di adottarle.
  • Realtà aumentata
    La seconda sfida è rappresentata dalla realtà aumentata, verso cui anche Snapchat si sta orientando in maniera sempre più convinta. Secondo alcune indiscrezioni lo sta facendo con dei visori dotati di Spectacles, lenti con camera integrata che riescono a scattare foto e girare video circolari, ma consentano anche di applicare filtri agli oggetti. Gli studi della società sono ancora in fase di sperimentazione ma si attendono degli interessanti sviluppi.
  • Operazione rilancio con smart TV. E sfida aperta a Facebook e YouTube.
    La terza area dove Snapchat si sta già muovendo è quella della fruizione dei contenuti video – televisivi. Sì, perché rispetto a YouTube e Facebook (che puntano all’enorme guadagno derivante da quella appetitosa fetta di mercato) Snapchat sta facendo qualcosa di più lungimirante, come le partneship che ha stretto con brand e grandi agenzie pubblicitarie. Gli avvisi promozionali quindi non sono semplici pre – roll tra una storia e l’altra nel flusso ininterrotto di “storie” che scorrono, ma sono studiati con uno scopo ben preciso: è l’utente a scegliere quale spot vedere e sarà sempre l’utente a decidere se vederlo o meno. Questo aspetto, combinato al fatto che i principali fruitori dell’app sono i Millennials (che sono tutto fuorché telespettatori assidui) potrebbe dare a Snapchat un’ottima opportunità per diventare la tv del futuro. Vedremo. Intanto c’è una certezza. Planet Earth II, fortunata serie tv prodotta dalla BBC ha debuttato su Snapchat. Le puntate, divise in 6 episodi e ottimizzate per gli smartphone, hanno preceduto la messa in onda, avvenuta sabato 18 febbraio, negli Stati Uniti e Canada.

Semplicità, divertimento e cura dei dettagli: Matisse Cimini, snapchatter acqua e sapone diventata famosa senza accorgersene

Infine, se da un lato crescono le aspettative per la quotazione di Snapchat a Wall Street, che si candida a diventare la più ricca Ipo (Initial public offering) dal 2014, ovvero dai tempi di Alibaba, colosso cinese dell’e-commerce, dall’altro è utile soffermarsi su uno degli aspetti fondamentali di Snapchat: ovvero quello di aver reso famose persone che, forse, non avrebbero avuto così tanta visibilità. Tra tutte le storie (o meglio stories, visto che si parla di Snapchat) siamo stati colpiti da quella di Matisse Cimini. HR Manager e Co-Founder di Ghostloved.it nonché fotografa freelance che si occupa di matrimoni e realizza shooting di coppia, bambini e gravidanze, Matisse sbarca su Snapchat con il nome di @penelopethefox meno di un anno fa (ad aprile 2016).
Abbiamo scelto di citarla per due motivi. Motivo numero uno: è partita dall’anonimato più totale. Il merito del suo successo infatti non è arrivato quindi dalla popolarità ereditata da altri profili social, come successo per altri snapchatter o webstar. E’ stato edificato attraverso foto e mini video che la inquadrano nei vari aspetti della quotidianità: dalle riprese struccata dopo il risveglio, al day by day lavorativo fino all’episodio del forno esploso per averlo lasciato acceso. Il tutto unito alla cura dei dettagli (forno escluso) in ogni contenuto postato, vocazione presa in prestito dal suo lavoro di fotografa. Motivo numero due: la spontaneità, chiave del suo successo online, che le ha permesso di aumentare, giorno dopo giorno, la fan base.

Morale: si dice che nella vita le cose semplici siano anche le più belle. Ecco. E’ proprio così!

Be Positive!

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