Il 2020 sarà ricordato come un anno di svolta per le vendite digitali del Food & Beverage.
il Grocery alimentare online metterà a segno un incremento dell’85% rispetto al 2019, arrivando a movimentare 854 milioni di euro.
In questo scenario si inserisce infatti anche un fenomeno in curiosa ascesa.
Parliamo del moltiplicarsi delle piattaforme di e-commerce create dalle stesse aziende del settore con un primo, evidente obiettivo: presidiare direttamente un canale in netta crescita, che potrebbe recitare un ruolo sempre più centrale nell’agone competitivo. ( SITI DI PROPRIETÀ’ )
Il solco pare dunque essere tracciato. E la direzione intrapresa regala già gradite sorprese, se si esamina il fatturato delle imprese attive direttamente nel commercio sul canale digitale, emerge come il 50% del giro d’affari proveniente dalle vendite online derivi precisamente dai siti proprietari.
ma quali sono i nodi critici ? 
L’approccio all’eCommerce diretto tuttavia richiede alle aziende di affrontare alcuni passaggi nevralgici, che non sempre risultano di facile soluzione :
il più delicato è senza dubbio quello della LOGISTICA .
Si tratta di un punto critico anche alla luce della complessità richiesta nella gestione dell’oscillazione della domanda.
Un altro aspetto da considerare è quello dei PAGAMENTI.
In Italia viene utilizzata l’intera rosa delle modalità tecnicamente disponibili, con una preferenza, suggerita da ragioni fiscali, per le opzioni che consentono il tracciamento digitale: le carte incidono infatti per il 28%, i digital wallet per il 23%, i bonifici per il 19%, mentre i pagamenti alla consegna si fermano al 18%.
Per le aziende quindi non risulta particolarmente ostico finalizzare questi processi, garantendo al contempo un alto livello di servizio al consumatore.
Ed i rivenditori ? come ragionano oggi ? 
Proprio qui si inserisce però un altro fianco scoperto: quello del possibile conflitto con la distribuzione.
Al momento, le vendite online effettuate direttamente dall’Industria di Marca generano numeri lontani da quelli registrati nel canale tradizionale e, finché questo varrà, non è ragionevole attendersi particolari tensioni.
In futuro è comunque auspicabile che i due canali vadano assumendo un posizionamento diverso.
Le piattaforme dirette del produttore potrebbero, in particolare, puntare su un’offerta esclusiva, costruita sia grazie a una più ampia o specifica selezione di referenze sia attraverso aggregati di prodotti selezionati ad hoc ( LE BOX CREATE AD HOC )
Il vantaggio sarebbe duplice: da un lato gli e-shop garantirebbero un servizio aggiuntivo e complementare rispetto a quello di supermercati e ipermercati, dall’altro si eviterebbero rischiose comparazioni di prezzo.
Sull’espansione del fenomeno incidono poi anche altri fattori, che riguardano specificatamente le caratteristiche delle aziende :
Il primo concerne in particolare la tipologia degli alimenti trattati.
La vendita online PRIVILEGIA senza dubbio le referenze che presentano tempi lunghi di scadenza e sono quindi esposte a un minor tasso di deperibilità. 
La lista è lunga: si spazia dal cioccolato al caffè, dagli alcolici al riso, dalla pasta al latte, passando per sughi e condimenti.
Tutti prodotti insomma che ben si prestano alle necessità di una logistica articolata come quella richiesta dalle vendita online.
Più complesso è invece il discorso per i freschi dove può funzionare meglio la logica dell’aggregato pensato per realizzare specifiche ricette o combinazioni dietetiche.
E in questo quadro va considerato un secondo elemento discriminante: la VARIETÀ’ dell’OFFERTA .
Ad essere privilegiate nel mondo digitale sono le aziende che possono contare su un ampio portafoglio di referenze, in grado di diversificare e ampliare il singolo ordine.
Meno semplice è invece il percorso per le imprese MONO-PRODOTTO, per le quali il suggerimento è di puntare sulle leve dello stock o della convenienza ( GRANDI QUANTITÀ’ e costo CONTENUTI ) .