Avete presente quando conoscete qualcuno e vi trovate subito in sintonia? Quella sensazione che riempie il cuore perché sappiamo che la persona che abbiamo di fronte è sulla nostra stessa frequenza?
Certo, direte voi: ormai situazioni del genere sono fantascienza. O meglio: è sempre più raro e complicato, per non dire impossibile, che capiti una cosa del genere. Ebbene. Con YouTube è successo più o meno così. Non sappiamo bene che cosa ci abbia intrigato, incuriosito o colpito di più. Sarà stato quel fascino intriso di mistero che suscita in noi qualcosa, o qualcuno, mai visto prima. Fatto sta che il servizio dei video online più cliccato di sempre ha intercettato tutti. In tutto il mondo. Ed è riuscito a farlo in un modo tanto veloce quanto efficace.

Nasce nel 2005. Nel 2006 Google l’ha già acquistato
YouTube, fondato il 14 febbraio 2005 da Chad Hurley, Jawed Karim e Steve Chen, e acquistato un anno più tardi da Google per 1,65 miliardi di dollari, ha messo a disposizione una quantità inimmaginabile di video diventando il più grande contenitore di contenuti audiovisivi mai esistito.
Già nel 2006, i numeri di YouTube sono impressionanti. Si parlava infatti di 100 milioni di video visualizzati al giorno, con circa 65 mila nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. A undici anni dalla rilevazione, quei numeri sono briciole. Oggi infatti ammontano ad un miliardo gli utenti unici al mese (solo in Italia se ne contano 20 milioni), un miliardo sono le ore di video che vengono viste ogni giorno tra versione desktop e mobile, mentre sono 400 le ore caricate ogni minuto. Non a caso Cristos Goodrow, VP of Engineering di YouTube ha dichiarato che “se ci sedessimo e guardassimo filmati su YouTube per un miliardo di ore impiegheremmo circa cento mila anni“. Un era geologica.
In termini assoluti quindi YouTube è stato sia il sito con il più alto tasso di crescita dell’ultimo decennio, sia il secondo sito web più visitato di sempre, dietro solo a Google.

L’anno della svolta
Nel 2010, la svolta, con l’inserimento delle pubblicità a pagamento all’interno dei video. In questo modo l’inserzionista ha iniziato a dividere l’incasso pubblicitario proprio con YouTube. Sono nate così le web star che hanno catalizzato interessi, tendenze e, spesso, ne hanno create nuove attirando l’attenzione del grande pubblico. Il meccanismo è semplice. Più i tuoi video collezionano visualizzazioni, più vieni pagato. In questo modo creazioni di outfit, tutorial per ricette, videogames o situation games hanno tolto dall’anonimato centinaia di persone comuni.
A dimostrazione di quanto gli youtubers siano importanti la piattaforma ha recentemente introdotto la possibilità, per coloro che sono seguiti da almeno 10 mila persone, di trasmettere in streaming sul proprio canale. Molto probabilmente, alla luce dell’evoluzione verso la tv 2.0, questa soglia cadrà. E tutti gli utenti potranno trasmettere live.
Dei tanti che popolano la rete ne abbiamo scelti due, i theShow: sono Alessandro Tenace e Alessio Stigliano, entrambi studenti del Politencico di Milano. Noti al grande pubblico grazie alla partecipazione (e vittoria) del programma tv Pechino Express 2016, hanno importato in Italia il concetto di esperimento sociale, già ampiamente diffuso negli States. Nei video, che pubblicano due volte alla settimana sul loro canale, si alternano tematiche di grande attualità e impatto (come quelli della disabilità e la sensibilizzazione contro il razzismo) a situazioni della vita quotidiana e divertenti candid camera. Un’intuizione che ha permesso ad entrambi di totalizzare 1 milione e 625 mila iscritti.

YouTube sarà presto la tv di tutti?
Dando quindi per scontato che gli youtubers sono ormai un fenomeno di massa e in attesa di capire in quanto tempo YouTube diventerà la tv di tutti, la stessa YouTube non ha perso tempo. Il 28 febbraio ha presentato a Los Angeles YouTube TV, primo servizio della piattaforma in streaming televisivo. Il progetto, per ora un’esclusiva statunitense, partirà in primavera con un’offerta di 40 canali, tra cui anche Abc, Espn, Nbc, Fox e costerà 35 dollari al mese. Chi usufruirà del sevizio potrà gestire 6 account da vedere in contemporanea.
Questo scenario, impensabile fine a qualche anno fa, quando la tv sembrava essere l’unico device untouchable, ne apre un altro di importanza cruciale.

Ads di 20 o 30 secondi? Questo è il dilemma
Secondo le ultime indiscrezioni sembra proprio che YouTube, dal prossimo anno, sostituirà gli spot di 30 secondi che, adesso, non possono essere skippati con dei mini video pubblicitari di 6 secondi. Il formato degli spot da 20 secondi invece rimarrà invariato e, le stesse pubblicità, non potranno essere saltate. Oggi infatti l’unico modo per utilizzare la piattaforma di Google senza sorbirsi la pubblicità è la sottoscrizione a Youtube Red, disponibile a circa dieci dollari al mese, ma non ancora sbarcato in Italia.
Il competitor numero uno, chissà come mai, è sempre Facebook e non è stato certo a guardare. Per insediare YouTube, infatti, ha già stretto accordi con alcuni editori per inserire nei video degli spot in mid-roll e rispettare quella che abbiamo ribattezzato “la regola dei 20 secondi”. Gli spot non potranno apparire nel video su Facebook se non saranno passati 20 secondi dall’inizio del video. E 20 secondi dovranno essere lunghi anche gli spot durante i live video, a patto che la diretta sia su una pagina con duemila o più fan, sia iniziata da almeno 4 minuti e gli spettatori collegati in simultanea siano come minimo 300. Certo: gli spot durante le dirette, già attivi su Facebook Live andranno ad aggiungersi agli Instant Articles come strumento di monetizzazione. Ma la sfida appare in salita. Tuttavia, vista la vocazione da cannibale che contraddistingue Facebook la lotta, c’è da giurarci, sarà senza quartiere. Staremo a vedere.

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